Garanzia di sicurezza di un cosmetico


L’entrata in vigore della disciplina sanzionatoria per la violazione del regolamento sui cosmetici introduce pene detentive, da 1 a 5 anni, multe, superiori a 1000 euro e sanzioni amministrative da 7.000 a 30.000 €, ma che possono arrivare a 100.000 € per chi fosse responsabile della violazioni di obblighi in materia di valutazione della sicurezza, preliminare al’ immissione sul mercato del prodotto, e di documentazione informativa sul prodotto.

 

 

 

 

 

Per il consumatore

Il marketing sa bene che la sicurezza è uno dei bisogni primari che possono muovere il consumatore all’acquisto, per questo tutti i cosmetici si presentano come sicuri e non nocivi.

Considerate le norme in vigore e soprattutto la efficientissima funzione barriera della cute, in genere lo sono, se non si considera il rischio soggettivo di sensitizzazioni ed allergie.

Tutti i cosmetici dovrebbero essere fabbricati, manipolati, confezionati e venduti in modo tale da non causare danni alla salute delle persone. L’applicazione di questo semplice principio, con un adeguato sistema di controlli e di sanzioni per chi sgarra, spiega perché anche negli USA in realtà cosmetici tossici o pericolosi per la salute normalmente non circolano.

A questo il regolamento europeo ha aggiunto specifiche liste negative e positive di ingredienti. Cioè liste di sostanze che non possono essere introdotte, se non come tracce involontarie ed ineliminabili, nel cosmetico e liste dei soli ingredienti autorizzati per specifiche funzioni ( es. conservanti, coloranti, filtri UV ).

Poi, a tutela del consumatore, ci sono obblighi nella comunicazione ed etichettatura del cosmetico. Il produttore o la persona responsabile dell’immissione in commercio del prodotto ( anche importato extra UE), deve tenere a disposizione il cosiddetto PIF (Product Information File) del prodotto, ossia una serie di informazioni sul cosmetico, che comprendono:

•la formula qualitativa e quantitativa (che consente di identificare gli ingredienti e le loro percentuali impiegate nel cosmetico);

•il metodo di fabbricazione, che deve essere conforme alle norme di buona fabbricazione o GMP (Good Manufacturing Practice);

•le specifiche chimico-fisiche e microbiologiche di tutti gli ingredienti usati e del prodotto finito;

•la valutazione di sicurezza del prodotto cosmetico finito;

•le prove degli effetti vantati dal prodotto

•i dati esistenti sugli effetti indesiderabili per la salute umana provocati dal cosmetico in seguito alla sua utilizzazione.

Parte di queste informazioni devono essere accessibili ai consumatori, in certi casi su richiesta.

La valutazione di sicurezza del prodotto cosmetico finito dovrebbe essere compiuta da un esperto qualificato, interno o esterno all’azienda. La normativa stabilisce che il valutatore della sicurezza debba essere in possesso di precisi titoli di studio (in Italia: laurea in medicina e chirurgia, in scienze biologiche, in farmacia, in chimica e tecnologie farmaceutiche, in chimica o in chimica industriale), sperando che un titolo di studio rappresenti una effettiva competenza in complesse valutazioni tossicologiche.

Nelle procedure di valutazione della sicurezza si deve tenere conto sia delle proprietà intrinseche, di ogni singolo ingrediente utilizzato (chimiche e tossicologiche), sia della quantità cui è esposto il consumatore durante l’uso del prodotto, in modo da ricavare una stima dell’eventuale rischio associato all’impiego del prodotto.

Le sanzioni amministrative, da quest’anno, sono per chi immette sul mercato prodotti cosmetici non sottoposti alla valutazione di sicurezza, o per i quali non e’ stata elaborata una relazione sulla sicurezza, una ammenda da euro 10.000 a euro 100.000. La stessa pena può essere applicata a chi viola le disposizioni del regolamento o qualora la valutazione della sicurezza del prodotto cosmetico non rispetti le condizioni specificate dal regolamento.

Ma il regolamento europeo, oltre a imporre le GMP ( Buone Pratiche di Produzione ), non definisce i termini e specifiche con cui deve venir valutata la sicurezza del cosmetico. Quindi il tipo e procedura dei test microbiologici, test di stabilità, test di reazioni cutanee o in vitro oltre che tipo di calcoli tossicologici sugli ingredienti e sul loro mix ( effetto cocktail) e sulla effettiva esposizione del consumatori vengono decisi nella azienda che lo produce e/o immette sul mercato .

Per quanto le norme siano ben redatte ed il sistema dei controlli e sanzioni possa essere rigoroso, alla fin della fiera, qualità e sicurezza del cosmetico sono responsabilità di chi lo produce o mette sul mercato ed il consumatore non può che affidarsi contando sulla sua onestà e competenza.

Il consumatore però può contribuire alla sicurezza del cosmetico nell’Unione Europea segnalando sistematicamente le reazioni avverse. È una procedura molto semplice da fare qui: (http://www.salute.gov.it/portale/te…) ma che per la poca consapevolezza dei consumatori o per ignavia ancora stenta a decollare. Internet è piena di “segnalazioni” di reazioni avverse che poi non arrivano a chi è preposto alla cosmetovigilanza.

Articolo estratto da Cristian Ciriani https://www.facebook.com/notes/cristian-ciriani-make-up-artist-and-beauty-trainer/garanzie-di-sicurezza-di-un-cosmetico/1299577343385809